LUIGI PARABOSCHI

Il vaso di Pandora

Curve a gomito sul filo della mezzeria
conversioni a U senza il lampeggiante
e sempre quel freddo attonito di brace
che non puo' piu' farsi incendio
perché il contratto e' a tempo .

Tra noi c'e' la distanza di lune


che percorrono cammini separati,
ma lascia o attende un' altra mano

il dito di Adamo nella Sistina ?

T'ho chiusa nel vaso di Pandora
e tu che cerchi di sollevare
il coperchio al tuo almeno
per due volte ogni settimana
sai quant'e' lungo il viaggio

se devi cercare tutti i sassi
che compongono il sentiero
prima di poter dire - ecco, e' casa -.

La mia impalcatura regge appena
perché il tempo non corrode i desideri
ma tu che conosci la nostalgia dei canti
di Maria Carta, e com'era bello
fare sogni dietro il campo ebraico
accartocci ancora con mano addolorata
una manciata d'incertezza senza appello.

E cosi m' addormento con la tua risata
chiusa nel pugno sotto il cuscino,
medico i tagli verticali nel costato
aperti per respirare dentro la gabbia,
sanguinano poco ma sono ancora vivi

tu colmali, se puoi, con le parole,
quelle che non sai dove collocare
ritagliale come fanno i ricattatori
e conservale per me, disordinate,

fanne lettere anonime,
scrivi pizzini con minacce d'amore
senza chiedere riscatto.