ALESSANDRA PAGANARDI

L'ombra della sera

La chiamavano l'ombra della sera
nella terra di tufo e di metallo
dai volti isosceli. Un ago dentro il giorno,
una cruna di vento ad infilare
il buio custodito nei mattini. Una persiana
calata sulla luce in verticale
con la fessura sempre piu' sottile.
Un ipogeo del tempo. L'ho sentita
scorrere in una donna lunga e altera
con due valigie lievi sul vinile
del pavimento in metropolitana.
I suoi fianchi, una clessidra ad otto
bislungo come in computisteria
dove scendeva calda, senza notte
la sabbia ignota di un’isola lontana.